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Ti guardo da lontano,
come si guarda una finestra accesa
in una notte che non finisce.
Tu vivi, tu ridi, tu passi oltre,
e io resto qui,
un passo indietro dal tuo mondo.
C’è un nodo che non sciolgo,
una domanda che non fai,
un sentimento che mi pesa in tasca
come una chiave di una porta
che non aprirai mai.
Eppure continuo a camminarti accanto,
senza che tu lo sappia davvero.
Mi basta un tuo gesto distratto
per riaccendere tutto,
per convincermi che forse, un giorno,
ti volterai davvero.
La mia frustrazione è un mare quieto:
non urla, non rompe,
ma consuma piano.
E io ci nuoto dentro,
perché in fondo spero ancora
che tu impari a vedere
quello che io non smetto di sentire.
E se un giorno il tuo sguardo
dovesse inciampare nel mio,
forse capiresti
che non ho mai smesso
di aspettare quel momento.